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Roma Patria Comune

Lo spettacolo, ispirato ad un’ opera magistrale dal titolo “Sotto il cielo di Roma” creata e diretta dal professore Filippo Bettini, è un percorso poetico su Roma attraverso la poesia di ogni tempo e luogo; dove, anche grazie alla musica, alle immagini, e alle istallazioni, il tributo si alterna al vilipendio, il lirismo a toni graffianti e provocatori; tutto per descrivere un luogo che ha in se, da sempre, sfaccettature infinite. Un luogo d’incontro; una Patria comune. Dopo l'allestimento all'Odin Teatret in Danimarca, lo spettacolo è andato in scena al Teatro India di Roma all'interno della manifestazione le Arti si sFogliano.




LA FURA DELS BAUS

Nato dalla residenza della celebre compagna catalana La Fura Dels Baus presso il centro Banxhurna di San Paolo Albanese, il progetto narra il desiderio di terra degli uomini che viaggiano per cercare un luogo dove realizzare i propri sogni. Il titolo dello spettacolo è Terrista un evidente gioco di assonanza con il termine “terrorista” atto a sottolineare la volontà ostinata e disperata espressa dagli uomini nel cercare un luogo dove vivere. La Fura Dels Baus incentra la sua attenzione su questa ricerca di terra che nei millenni si riproduce con gli stessi meccanismi: gente che fugge perchè minacciata, gente che parte per cercare lavoro, gente che arriva e realizza la propria vita, gente che vaga continuamente verso nuove terre senza trovare mai un approdo. Le tappe del lavoro scenico sono articolate in tre viaggi: quello del Settecento, quando i monaci bizantini arrivarono sulle coste dell’Italia perchè perseguitati e costruirono centri nevralgici sparsi sul territorio nazionale. Un particolare riferimento all’interno della messa in scena è riservato agli insediamenti di Matera e delle pendici del Pollino. Il secondo viaggio è quello del 1400 quando la celebre figura storica di Scanderbeg portò in Italia popoli in fuga dalla Grecia e dall’Albania oppressi dai musulmani. Il terzo viaggio, infine è quello attuale compiuto da popoli che continuano a scappare, giovani che emigrano per lavoro dai piccoli centri alle città, uomini in fuga dalle guerre, popoli alla ricerca di un nuovo futuro. Per questo è stato previsto l’inserimento di profughi di vari centri di accoglienza all’interno del progetto. Lo spettacolo Terrista diretto da Pera Tantiña de La Fura Dels Baus, scritto da Esteve Soler e da Ulderico Pesce, messo in scena da circa 30 artisti catalani ed italiani, tra i quali lo stesso Ulderico Pesce e Maria letizia Gorga, rappresenta una prima tappa della ricerca che porterà ad un lavoro ulteriore per Matera Capitale Europea della cultura 2019.




Le Arti si sFogliano

Quattordici spettacoli che saranno rappresentati nelle librerie e nelle biblioteche di Roma, Frosinone, Latina e Rieti fino al 12 luglio: in un momento storico in cui la digitalizzazione ha invaso ogni ambito culturale, l’intento è quello di promuovere soprattutto presso il pubblico giovanile il ritorno fisico alla vita nelle librerie e nelle biblioteche, celebrate come “casa” del sapere collettivo, detentrici delle radici del sapere nonché punto di incontro sociale. “Traghettatori” ideali di questo ritorno saranno artisti noti e emergenti di differenti “arti” ed estrazioni che, mescolando tradizione e modernità realizzeranno, partendo dalla parola letteraria, performance teatrali, musicali, poetiche, figurative e filmiche. Le pagine dei libri avranno un suono, un’immagine, danzeranno, verranno dipinte e recitate. Inviteranno ad abitare nuovamente, con la loro fusione artistica, le librerie e le biblioteche di Roma e del Lazio. La manifestazione verrà inoltre ospitata in alcuni teatri partendo dalla periferia (Teatro Quarticciolo) verso il centro della città (Teatro Argentina) toccando alcuni luoghi custodi del nostro patrimonio culturale. Ogni evento si concluderà con un ritorno alla semplicità enogastronomica della Regione attraverso la degustazione di prodotti tipici biologici. Da Pasolini a Garcia Lorca, da Landolfi a Borges, sino alla letteratura per i più piccoli di Benedetto Tudino, con la collaborazione dell’Associazione Rinoceronte Incatenato e dell’Unicef. Tutti gli spettacoli sono scritti e diretti dalla regista Federica Altieri e coinvolgono artisti di punta nel panorama italiano ed emergenti: gli attori Pino Ammendola, Maria Letizia Gorga, Cloris Brosca, Giada Fradeani, i musicisti Marcello Allulli, Ermanno Baron, Assalti Frontali, Il Muro del Canto, Luca Nostro, Farzanem Joorabchi, Francesco Diodati, Francesco Poeti, Stefano De Meo, Andrea Pace e Cristiano Poli Cappelli, i danzatori Simona Altieri e Giovanni Vacca, i pittori e i fotografi Barbara Pensa, Paola Favoino, Tommaso Santillo, Lorenzo Terranera, Fiorenza Gherardi De Candei, Lara Pacilio, Alessandro Ferraro, Fabio Magnoasciutti, Susanna Mattiangeli.




TODO CAMBIA viaggio intimo con MERCEDES SOSA

Amava farsi chiamare La Negra, perché era sempre dalla parte degli ultimi e con rara coerenza per un'artista ha usato la sua arte sempre come strumento di lotta a favore del popolo. Il suo destino è racchiuso nella sua voce ed è questa la chiave che abbiamo usato per raccontare l'indimenticabile Mercedes Sosa. La parabola umana di una donna nata poverissima eppure dotata della ricchezza più grande: l'amore per la vita e il desiderio di battersi contro l'ingiustizia. Un percorso umano non certo facile, ma soprattutto il canto vissuto come strumento di comunicazione e di battaglia politica. Il racconto, come negli altri testi dell'autore, si lega in una partitura ininterrotta alle canzoni, inseguendo questa duplice e mai disgiunta realtà di donna e di artista. Si scoprono i segreti di un'anima tormentata che, dietro la sua inguaribile voglia di lottare per il bene degli altri, nasconde un senso profondo di solitudine e di dolore. Dolore che diventa dramma per un esilio inflitto da un regime totalitario che ha procurato alla sua patria, la martoriata Argentina, oltre 30 mila vittime e che l'ha resa testimone internazionale della silenziosa battaglia della Madri di Plaza de Mayo. Mercedes, come tutti i grandi che se ne vanno, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma ci ha lasciato anche un messaggio: "Todo cambia" tutto cambia, proprio quando pensiamo che nulla cambierà, lo spettacolo vuole quindi, attraverso la voce di Maria Letizia Gorga, rinnovare nei nostri tempi bui, questo grido di speranza e di amore per la vita."

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L'ALTRA MADRE voci per la scena MADRI ASSASSINE TRA CRONACA E MITO

La drammaturgia mette insieme due personaggi eccellenti della tragedia greca come Medea e Agave, protagonista de Le Baccanti e alcuni ritratti di madri assassine che affollano continuamente la cronaca dei nostri giorni. Il rapporto tra il mito e l’infanticidio è ineludibile; ciò che appare più misterioso è la sospensione di giudizio in una civiltà di colpa come quella greca e lo scandalo civile in una società come la nostra, incapace di intuire i disagi profondi da cui nascono comportamenti incontrollabili. In questa zona franca si situa la scrittura scenica che ha l’arduo compito di approfondire i territori inesplorati dell’animo umano. Il racconto interiore di questi sentimenti ancestrali diventa una confessione teatrale affidata all’interpretazione delle attrici che intrecciano la cronaca contemporanea e un passato secolare. In scena riaffiorano i personaggi femminili della mitologia che compiono atti feroci e straordinari al di fuori della logica quotidiana. Cercare ragioni a quanto accade oggi nella cronaca degli omicidi familiari non è possibile se non ascoltando la voce che viene dal passato, dal mito che racconta la memoria infinita dell’essere umano, creando figure femminili così potenti da diventare archetipi fondamentali della nostra civiltà, radicandosi nel nostro inconscio collettivo. Il testo si snoda attraverso continue analogie, anticipazioni, flashback, come una sequenza narrativa che prevede un montaggio alternato delle vicende di ogni singolo personaggio. La tessitura oscilla continuamente tra la metafora del linguaggio teatrale e il linguaggio cinematografico, avvalendosi delle cadenze e dei ritmi di una drammaturgia composita ed eterogenea. La partitura mette in scena due attrici che alternano le voci della tragedia e diverse storie strappate alla quotidianità. Queste storie cercano di affrontare e rivelare il disagio profondo che spinge all’infanticidio. La difficoltà psichica e il malessere sociale che portano alla negazione della vita sono il tratto eminente di queste confessioni. Una forma di comunicazione necessaria per dare vita a un tribunale intimo, senza espiazione o verdetto, una rappresentazione sincera e spietata di una coscienza senza rimozione, ugualmente colpevole e innocente, a cui solo il teatro può dare voce.




USCIRO' DALLA TUA VITA IN TAXI

Debutta a Roma, il 30 settembre al Teatro Ghione, ‘Uscirò dalla tua vita in taxi’ la commedia comica di K. Waterhouse e W. Hall, un grande successo internazionale che promette di catturare gli spettatori romani, grazie soprattutto all'adattamento e alla regia di Pino Ammendola e ai quattro straordinari protagonisti, Franco Castellano, Maria Letizia Gorga, Maximilian Nisi e Ketty Roselli. Fino al 12 ottobre. Gli ingredienti sono quelli classici della commedia ironica e pungente dal gusto tipicamente inglese. Dove si parte dai tradimenti coniugali, veri e presunti, per parlare di altro, delle nostre paure d’amare e di essere amati, della nostra incapacità di parlare sinceramente, della solitudine dalla quale, nostro malgrado, rischiamo di essere catturati. Con l’umorismo, inglese sì ma anche molto italiano, che fa da filo rosso per tutta la commedia, con la nostalgia della musica dei Beatles che ci riporta a quegli anni nei quali i rapporti interpersonali erano forse più complicati, sicuramente più intensi. «Ambientata negli anni ’60 – dice il regista Pino Ammendola, noto autore e attore - la commedia porta in scena l’amore e la sua complessità e rappresenta cosa avviene quando, per paura, smettiamo di essere sinceri con noi stessi e con il partner. Nessuno dei personaggi vive la vita che vorrebbe, nessuno ha il coraggio di dirlo all’altro, nessuno si svela per quello che è veramente. Ma tutti, alla fine, districandosi tra bugie ed equivoci trovano loro stessi. La differenza come motore della vita, la forza della diversità come qualità e non come difetto è questa la cifra di regia che ho voluto portare in questo bellissimo testo»

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AVEC LE TEMPS, DALIDA

Dalida, per il suo modo di attraversare la storia, d’illustrarne i cambiamenti, è una vera eroina dei nostri tempi. La piccola ragazza italiana dagli occhiali spessi, nata in un sobborgo popolare del Cairo diventata prima Miss Egitto e poi Mademoiselle Bambino la regina dei juke-box, verrà infine consacrata come la più grande cantante Francese di tutti i tempi. In vita il generale de Gaulle l’aveva insignita della medaglia della Presidenza della Repubblica, unica donna ed unico artista ad averla ottenuta e alla sua scomparsa Parigi le ha dedicato una piazza: Place Dalida! Alla scoperta del suo busto il giornale "Libération" scrisse: "Dalida è più presente che mai, nessuna artista sarà mai così celebre…" E' stata contemporaneamente la vamp hollywoodiana tutta lustrini e file di boys ed anche la più grande diva mediorientale, per diventare dopo la morte, una figura-culto per una intera generazione. Durante tutta la vita dietro la star Dalida, la donna Jolanda ha amato e sofferto semplicemente, umilmente. Si è donata senza limiti agli uomini della sua vita come ad un pubblico che aveva per lei sempre il “viso dell’amore” vivendo costantemente la tragedia di essere amata più come artista, che come persona. L’idea dello spettacolo nasce dal desiderio di farci anche noi sua memoria, e ricordare oltre alla sua vita, le canzoni che l’hanno resa celebre e che ci hanno appassionato. Abbiamo dimenticato o trascurato troppo a lungo la storia di una ragazza italiana del sud che è passata alla storia fuori dell’Italia: nemo profeta in patria? No, forse solo un’artista troppo scomoda per i benpensanti, o per quelli che dopo il tragico evento di Sanremo, hanno preferito sacrificarla sull’altare dei non graditi per salvare uno dei business più redditizi dell’epoca, quello delle case discografiche. Ci piace ricordarla nel suo infinito repertorio musicale di vario genere, nel suo sorprendente trasformismo, nel suo misterioso e affascinante percorso tra arte e amore, malinconico e beffardo, scientificamente interrotto dalla sua volontà di decidere anche la propria morte.

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40 ANNI E SONO ANCORA MIA

A quaranta anni dal ’68 un modo stimolante per ricordare attraverso la canzone femminile il grande cambiamento operato dalle donne nella coscienza collettiva e nella percezione del loro ruolo sociale. Un viaggio divertente nel mondo femminile che si libera dell’immagine rassicurante della donna madre, moglie e massaia e scuote il maschile al grido di: “tremate, tremate le streghe son tornate!”. Io sono Mia, si diceva in quegli anni e ci piace ricordare che forse le uniche conquiste che si sono radicate nella nostra società dopo quaranta anni sono proprio quelle relative alla nuova dignità conquistata dalle donne. Il nostro osservatorio però non vuole essere assolutamente paludato o intellettuale, noi questo viaggio lo raccontiamo attraverso un costante elemento popolare che è quello della canzone. Sul palco una cantante quarantenne che racconta di sua madre anche lei musicista che quaranta anni prima, incinta di lei, partecipava alle prime kermesse femministe cantando vecchie canzoni di protesta delle mondine. Lo spettacolo con musicisti dal vivo si snoda in una sorta di flash-back tra la serata della cantante dei nostri giorni e sua madre con il pancione che in una sera dell’autunno del 68’ canta accorata: “…sebben che siamo donne paura non abbiamo…” Lo spettacolo scritto e diretto da Pino Ammendola, si avvale della interpretazione e della voce di Maria Letizia Gorga che sarà lei stessa e sua madre, accompagnata sul palco da quattro musicisti in una formazione pop-rock: tastiere, batteria, basso e chitarra, con la direzione musicale di Stefano De Meo.

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OSCENO NOVECENTO

Si chiama OSCENO NOVECENTO e ha la voce di un’interprete intensa come Maria Letizia Gorga il nuovo spettacolo diretto da Pino Ammendola e Nicola Pistoia; ed è un singolare ritratto in musica di questo secolo che è appena finito. A formare l’originale e stuzzicante recital di canzoni, infatti, è una bella serie di ventidue brani - graffianti, divertenti, licenziosi - scelti in quel repertorio musicale che lungo il ‘900 europeo fa da sfondo ad avvenimenti pubblici e vicende private, non mancando di di sfogare anticonformismi e libertà e perciò spesso provocando l’ira dei benpensanti e i fulmini della censura di stato. Dalla più celebre “Mutandine di chiffon” di Marf alla meno nota cover “Angeli e diavoli” (proposta nella versione italiana di Paolo Limiti), i ventidue pezzi selezionati dalla passione di Enzo Giannelli e raccordati dallo spirito di Pino Ammendola compongono, sulle note dal vivo del pianoforte di Stefano De Meo (anche autore degli splendidi arrangiamenti) e del violoncello di Laura Pierazzuoli, un gustosissimo pastiche in musica e parola.

L'AUTORE

Osceno Novecento. Un secolo di canzoni proibite è un recital di canzoni italiane di questo secolo,che per molti anni sono state confinate in quella sorta di inferno dei benpensanti,destinato a tutto ciò che è licenzioso. I pezzi, messi insieme grazie alla ricerca appassionata di Enzo Giannelli, sono stati assemblati non secondo una logica cronologica o, gli studiosi ci perdonino, filologica, ma semplicemente seguendo il percorso del nostro sincero divertimento, che speriamo anche in questa occasione di dividere con il pubblico che ci apprezza. Le canzoni, magistralmente arrangiate da Stefano De Meo, sono state...

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LORCANARCHICO - Omaggio eclettico a Federico Garcia Lorca

Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca intellettuale rosso inviso ai reazionari! Io? Solo per aver creduto che la letteratura e la poesia, dovessero raccontare la storia senza decontestualizzare mai l’individuo. Credetemi io non ho mai fatto politica, non sono mai caduto nell’ottusità delle ideologie:

IO SONO UN ANARCHICO!

Un ricordo a 77 anni dalla morte, dove i diversi generi s’incontrano dialogano rendono omaggio al poeta, all’uomo, alla sua anima serata di grande effetto, intensa e coinvolgente in tutta la sua durata


Maria Letizia Gorga